in questo momento ho un problema con un pakistano, con cittadinanza italiana, con moglie e cinque figli a carico, residente a Fundres, Comune di Vandoies , in locazione in un appartamento privato ed un limitato impiego di mezzi pubblici da Fundres-Vandoies-Bressanone.
L'interessato, ha fatto regolare domanda per un appartamento IPES,nel Comune di Varna, perchè lavora nel medesimo Comune e per quest'anno è terzo in graduatoria, nel gruppo linguistico italiano, ma appartamenti disponbili con una metratura per il suo fabbisogno, al momento non ce ne sono disponibili e nè esistenti.
Poichè, sono previsti dei nuovi appartamenti in costruzione; ed in questo nuovo piano verranno inseriti appartamenti delle dimensioni di 130 mq., ma questo si realizzerà fra due anni, se tutto va per il verso giusto.
Allo stato attuale, provo a prospettare all'Ipes, 'acquisizione di un' appartamentanto in affitto al libero mercato, in modo che l'interessato possa conciliare l'attività lavorativa presso la ditta cui lavora, in modo da poter soddisfare le ulteriore richieste di ore lavoro delle commesse di una certa consistenza.
In questo modo, migliorerebbe anche il rapporto di lavoro con la ditta, perchè attualmente il soggetto è costretto a rifiutare lo straodinario, per mancanza di collegamento dei mezzi pubblici e l'impego del mezzo proprio risulterebbe antieconomico.
In questa ottica, attraverso la rete, dovremmo invitare gli assegnatari degli alloggi "IPES", a corrispondere, con puntalità ed orgoglio, i canoni di affitto, in modo che nella situazione anzidetta, si possa avanzare con pieno diritto all'ipotesi prospettata.
In sostanza, non si chiede altro, di fare il buon padre di famiglia, tenendo conto, che le spese da lasciare indietro non sono quelle dell'affitto o del box del garage, ma debbono essere quelle voluttarie, con qualche visita in meno nei paesi d'origine, meno elettrodomestici e beni di consumo in famiglia.
con amicizia Mody
giovedì 27 maggio 2010
domenica 21 febbraio 2010
quanto è difficile fare una rete di associazioni!
@ Valentina mi scrive:
ciao amir!
quanto è difficile fare una rete di associazioni! per lo sciopero del primo marzo non abbiamo nulla: il comune ci ha fatto problemi venerdi perchè la consulta stranieri NON PUO' chiedere permessi di occupazione suolo pubblico per questa manifestazione.. presto saranno rieletti e non vogliono inserire burocraticamente il comune come patrocinio.. a meno che non facciamo richiesta al sindaco ma la parola "sciopero" non deve comparire.. che tristezza..
i sindacati non indicono sciopero ma han detto che coprono se vedono richieste alle RSU delle fabbriche (ma richiesta non ce xk non siamo in grado di diffondere info nelle fabbriche), faranno volantinaggio il però i sondacati vogliono essere presenti in piazza marzo nelle fabbriche ma per pubblicizzare loro sciopero nazionale.. con tavolo informativo e pure in conferenza.. mah...
fare lo sciopero a forlì nonostante i tempi stretti è stata una scelta per coinvolgere la città.. ma abbiamo poco tempo.. quasi quasi meglio andare alla manifestazione regionale a bologna..
tra poco vado a lavorare, stasera devo lavorare al volantino.. buona domenica e grazie per le mail che mi aiutano tanto con tutte quelle info!
Vale
ciao amir!
quanto è difficile fare una rete di associazioni! per lo sciopero del primo marzo non abbiamo nulla: il comune ci ha fatto problemi venerdi perchè la consulta stranieri NON PUO' chiedere permessi di occupazione suolo pubblico per questa manifestazione.. presto saranno rieletti e non vogliono inserire burocraticamente il comune come patrocinio.. a meno che non facciamo richiesta al sindaco ma la parola "sciopero" non deve comparire.. che tristezza..
i sindacati non indicono sciopero ma han detto che coprono se vedono richieste alle RSU delle fabbriche (ma richiesta non ce xk non siamo in grado di diffondere info nelle fabbriche), faranno volantinaggio il però i sondacati vogliono essere presenti in piazza marzo nelle fabbriche ma per pubblicizzare loro sciopero nazionale.. con tavolo informativo e pure in conferenza.. mah...
fare lo sciopero a forlì nonostante i tempi stretti è stata una scelta per coinvolgere la città.. ma abbiamo poco tempo.. quasi quasi meglio andare alla manifestazione regionale a bologna..
tra poco vado a lavorare, stasera devo lavorare al volantino.. buona domenica e grazie per le mail che mi aiutano tanto con tutte quelle info!
Vale
mercoledì 21 ottobre 2009
viaggio-studio
Qualcuno ha visto Pro und Contra su Sender BZ questa sera? Il tema era l'insegnamento dell'Islam nelle scuole (la proposta Urso), e c'erano Ulli Mair da una parte e Ewald Heinz (Incaricato per l'integrazione del comune di Telfs in Tirolo) dall'altra. Riprendendo l'idea di Rainer di una "viaggio-studio" a Telfs, mi sembra che Heinz potrebbe essere senz'altro un interlocutore interessante da contattare per l'occasione. Fra l'altro alcuni giorni fa sempre il Sender BZ ha trasmesso un reportage da Telfs, dal quale (mi hanno detto) appare chiaro che la famosa vicenda della costruzione del minareto non ha avuto chissà quale effetto sulla convivenza a livello locale. Sembra, in altre parole, che una vicenda che era partita in maniera simile a quella di Bolzano, in termini di contrapposizione, potenziale conflitto e strumentalizzazione politica, sia poi stata gestita in maniera lungimirante e innovativa, e abbia dato risultati interessanti.
Paolo A.
Paolo A.
D'accordissimo con Erion
D'accordissimo con Erion. Anzi, forse in questo caso sarebbe meglio impiegare i mediatori interculturali, eventualmente assieme ai mediatori dei conflitti. Comunque non si improvvisa una mediazione, va preparata bene. Diamoci il tempo e la tranquillità necessaria.
Come interlocutore/consulente potrebbe fungere anche la fondazione Alexander Langer che al suo interno sta costituendo un gruppo mediazione molto ben qualificato (di cui però chi vi scrive non fa parte). Già nella mediazione di via Cappuccini - ricordate i "pub fracassoni"? - questo gruppo ha dato buona prova di sè.
Per la manifestazione: non intendevo proporre la mediazione come alternativa che escludesse una manifestazione. Se venisse fatta io la sosterrei comunque (anche se sarò via il fine settimana). Volevo solo dire di non fermarci alla manifestazione ma iniziare a proporre qualcosa di costruttivo visto che le risorse umana ci sono.
A presto
Rainer
Come interlocutore/consulente potrebbe fungere anche la fondazione Alexander Langer che al suo interno sta costituendo un gruppo mediazione molto ben qualificato (di cui però chi vi scrive non fa parte). Già nella mediazione di via Cappuccini - ricordate i "pub fracassoni"? - questo gruppo ha dato buona prova di sè.
Per la manifestazione: non intendevo proporre la mediazione come alternativa che escludesse una manifestazione. Se venisse fatta io la sosterrei comunque (anche se sarò via il fine settimana). Volevo solo dire di non fermarci alla manifestazione ma iniziare a proporre qualcosa di costruttivo visto che le risorse umana ci sono.
A presto
Rainer
Mediatori interculturali
Ciao a tutti,
vorrei ricordare che oltre ai mediatori dei conflitti in provincia abbiamo anche i mediatori interculturali qualificati formati nei tre corsi organizzati dalla FP.
I mediatori dei conflitti e mediatori interculturali sono una risorsa professionale, tecnicamente preparate per intervenire in situazioni di conflittualità e di tensione come quella attuale. Sono del parere che vanno coinvolti e utilizzati per la gestione dei conflitti come suggerisce Rainer, tuttavia devono essere lasciati fuori da manifestazioni e prese di posizione contro o a difesa di interessi degli stake holders. Un loro coinvolgimento in questo senso potrebbe far perdere la legittimazione alla mediazione, visto che dovrebbero guadagnare la fiducia delle parti, come soggetti terzi ed imparziali. Sono d'accordo con Paolo quando dice che l'azione di mediazione andrebbe un tantino strutturata e definita, altrimenti rischia o di essere ignorata per mancanza di legittimazione agli occhi dei residenti o, peggio, rischia di finire travolta nel clima di rissa. Circa il ruolo della Rete ed il coinvolgimento di altre figure come i mediatori dobbiamo confrontarci ed analizzare a fondo tutte le variabili.
Questa è la mia opinione.
Saluti
Erion
vorrei ricordare che oltre ai mediatori dei conflitti in provincia abbiamo anche i mediatori interculturali qualificati formati nei tre corsi organizzati dalla FP.
I mediatori dei conflitti e mediatori interculturali sono una risorsa professionale, tecnicamente preparate per intervenire in situazioni di conflittualità e di tensione come quella attuale. Sono del parere che vanno coinvolti e utilizzati per la gestione dei conflitti come suggerisce Rainer, tuttavia devono essere lasciati fuori da manifestazioni e prese di posizione contro o a difesa di interessi degli stake holders. Un loro coinvolgimento in questo senso potrebbe far perdere la legittimazione alla mediazione, visto che dovrebbero guadagnare la fiducia delle parti, come soggetti terzi ed imparziali. Sono d'accordo con Paolo quando dice che l'azione di mediazione andrebbe un tantino strutturata e definita, altrimenti rischia o di essere ignorata per mancanza di legittimazione agli occhi dei residenti o, peggio, rischia di finire travolta nel clima di rissa. Circa il ruolo della Rete ed il coinvolgimento di altre figure come i mediatori dobbiamo confrontarci ed analizzare a fondo tutte le variabili.
Questa è la mia opinione.
Saluti
Erion
Anche a me quella della contro-manifestazione non sembra l'idea migliore
Anche a me quella della contro-manifestazione non sembra l'idea migliore. Anch'io non me la sento di andare a dare del razzista a gente che probabilmente ha un problema complesso e composito e che ha (almeno lo spero) argomentazioni più articolate di un banale "no al luogo di preghiera musulmano sotto casa". Qualcosa si percepisce leggendo il resoconto della visita fatta da Tribus (accompagnato da Artioli, ahimè) in via Trento sulla Tageszeitung di ieri. Credo che sia venuto il momento di farsi venire in mente qualche idea più originale (e produttiva). Suggerirei quindi, sulla scorta della proposta di incontro formulata da Teodora, che la Rete (magari in collaborazione con la Consulta) si faccia portatrice presso il Comune di una proposta di mediazione tra le parti, per far nascere un dialogo fra gruppi che si percepiscono come contrapposti senza forse neppure conoscersi. La Rete non ha voti da guadagnare, quindi non ha interesse a strumentalizzare, ma piuttosto a capire, ascoltare, e, se possibile, contribuire ad una soluzione, ad un accordo che preveda impegni reciproci fra gruppi di (nuovi e vecchi) cittadini sulla base di un interesse comune, che è quello di preservare quanto rimane di vivibilità e convivenza civile in viale Trento.
Grazie,
Paolo A.
Grazie,
Paolo A.
Mediatori dei conflitti
Cara Rete,
non vedo più tanto il senso nel proseguire nella logica "manifestazione - contromanifestazione", nel cercare di dare segnali con una manifestazione.
L'irruzione in Consiglio comunale di una folla rabbiosa è certamente un segnale preoccupante, ma mi rifiuto di credere che gli abitanti di viale Trento siano diventati tutti razzisti, intolleranti, persone alle quali bisogna insegnare le buone maniere.
Io non ci vivo, in viale Trento, e quindi non posso sapere quali sono i veri motivi di disagio (chiamiamolo così) che spingono gli abitanti di quella zona a ribellarsi.
Quindi prima di manifestare contro il razzismo, io vorrei capire innanzi tutto se di vero razzismo stiamo parlando. Se è intolleranza o se alcuni problemi effettivamente ci sono. E se sì, quali. E cosa si potrebbe magari fare concretamente per risolverli.
Faccio un esempio.
A Bolzano abbiamo un potenziale di mediatori dei conflitti, formati in 5 appositi corsi (adesso diventati master universitari). Questo potenziale non viene (quasi) mai sfruttato per esempio per progetti di mediazione di condominio, o mediazione di quartiere. Perché il Comune non si avvale di queste risorse? Sarebbe estremamente utile ed efficiente cercare di capire cosa causa i conflitti. Se poi venisse fuori che non di conflitti si tratta ma di aperto razzismo, allora sarei in prima fila a manifestare.
Spero di aver dato un input alla discussione.
A presto
Rainer
non vedo più tanto il senso nel proseguire nella logica "manifestazione - contromanifestazione", nel cercare di dare segnali con una manifestazione.
L'irruzione in Consiglio comunale di una folla rabbiosa è certamente un segnale preoccupante, ma mi rifiuto di credere che gli abitanti di viale Trento siano diventati tutti razzisti, intolleranti, persone alle quali bisogna insegnare le buone maniere.
Io non ci vivo, in viale Trento, e quindi non posso sapere quali sono i veri motivi di disagio (chiamiamolo così) che spingono gli abitanti di quella zona a ribellarsi.
Quindi prima di manifestare contro il razzismo, io vorrei capire innanzi tutto se di vero razzismo stiamo parlando. Se è intolleranza o se alcuni problemi effettivamente ci sono. E se sì, quali. E cosa si potrebbe magari fare concretamente per risolverli.
Faccio un esempio.
A Bolzano abbiamo un potenziale di mediatori dei conflitti, formati in 5 appositi corsi (adesso diventati master universitari). Questo potenziale non viene (quasi) mai sfruttato per esempio per progetti di mediazione di condominio, o mediazione di quartiere. Perché il Comune non si avvale di queste risorse? Sarebbe estremamente utile ed efficiente cercare di capire cosa causa i conflitti. Se poi venisse fuori che non di conflitti si tratta ma di aperto razzismo, allora sarei in prima fila a manifestare.
Spero di aver dato un input alla discussione.
A presto
Rainer
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