mercoledì 21 ottobre 2009

viaggio-studio

Qualcuno ha visto Pro und Contra su Sender BZ questa sera? Il tema era l'insegnamento dell'Islam nelle scuole (la proposta Urso), e c'erano Ulli Mair da una parte e Ewald Heinz (Incaricato per l'integrazione del comune di Telfs in Tirolo) dall'altra. Riprendendo l'idea di Rainer di una "viaggio-studio" a Telfs, mi sembra che Heinz potrebbe essere senz'altro un interlocutore interessante da contattare per l'occasione. Fra l'altro alcuni giorni fa sempre il Sender BZ ha trasmesso un reportage da Telfs, dal quale (mi hanno detto) appare chiaro che la famosa vicenda della costruzione del minareto non ha avuto chissà quale effetto sulla convivenza a livello locale. Sembra, in altre parole, che una vicenda che era partita in maniera simile a quella di Bolzano, in termini di contrapposizione, potenziale conflitto e strumentalizzazione politica, sia poi stata gestita in maniera lungimirante e innovativa, e abbia dato risultati interessanti.

Paolo A.

D'accordissimo con Erion

D'accordissimo con Erion. Anzi, forse in questo caso sarebbe meglio impiegare i mediatori interculturali, eventualmente assieme ai mediatori dei conflitti. Comunque non si improvvisa una mediazione, va preparata bene. Diamoci il tempo e la tranquillità necessaria.
Come interlocutore/consulente potrebbe fungere anche la fondazione Alexander Langer che al suo interno sta costituendo un gruppo mediazione molto ben qualificato (di cui però chi vi scrive non fa parte). Già nella mediazione di via Cappuccini - ricordate i "pub fracassoni"? - questo gruppo ha dato buona prova di sè.
Per la manifestazione: non intendevo proporre la mediazione come alternativa che escludesse una manifestazione. Se venisse fatta io la sosterrei comunque (anche se sarò via il fine settimana). Volevo solo dire di non fermarci alla manifestazione ma iniziare a proporre qualcosa di costruttivo visto che le risorse umana ci sono.
A presto
Rainer

Mediatori interculturali

Ciao a tutti,
vorrei ricordare che oltre ai mediatori dei conflitti in provincia abbiamo anche i mediatori interculturali qualificati formati nei tre corsi organizzati dalla FP.
I mediatori dei conflitti e mediatori interculturali sono una risorsa professionale, tecnicamente preparate per intervenire in situazioni di conflittualità e di tensione come quella attuale. Sono del parere che vanno coinvolti e utilizzati per la gestione dei conflitti come suggerisce Rainer, tuttavia devono essere lasciati fuori da manifestazioni e prese di posizione contro o a difesa di interessi degli stake holders. Un loro coinvolgimento in questo senso potrebbe far perdere la legittimazione alla mediazione, visto che dovrebbero guadagnare la fiducia delle parti, come soggetti terzi ed imparziali. Sono d'accordo con Paolo quando dice che l'azione di mediazione andrebbe un tantino strutturata e definita, altrimenti rischia o di essere ignorata per mancanza di legittimazione agli occhi dei residenti o, peggio, rischia di finire travolta nel clima di rissa. Circa il ruolo della Rete ed il coinvolgimento di altre figure come i mediatori dobbiamo confrontarci ed analizzare a fondo tutte le variabili.
Questa è la mia opinione.
Saluti
Erion

Anche a me quella della contro-manifestazione non sembra l'idea migliore

Anche a me quella della contro-manifestazione non sembra l'idea migliore. Anch'io non me la sento di andare a dare del razzista a gente che probabilmente ha un problema complesso e composito e che ha (almeno lo spero) argomentazioni più articolate di un banale "no al luogo di preghiera musulmano sotto casa". Qualcosa si percepisce leggendo il resoconto della visita fatta da Tribus (accompagnato da Artioli, ahimè) in via Trento sulla Tageszeitung di ieri. Credo che sia venuto il momento di farsi venire in mente qualche idea più originale (e produttiva). Suggerirei quindi, sulla scorta della proposta di incontro formulata da Teodora, che la Rete (magari in collaborazione con la Consulta) si faccia portatrice presso il Comune di una proposta di mediazione tra le parti, per far nascere un dialogo fra gruppi che si percepiscono come contrapposti senza forse neppure conoscersi. La Rete non ha voti da guadagnare, quindi non ha interesse a strumentalizzare, ma piuttosto a capire, ascoltare, e, se possibile, contribuire ad una soluzione, ad un accordo che preveda impegni reciproci fra gruppi di (nuovi e vecchi) cittadini sulla base di un interesse comune, che è quello di preservare quanto rimane di vivibilità e convivenza civile in viale Trento.

Grazie,

Paolo A.

Mediatori dei conflitti

Cara Rete,
non vedo più tanto il senso nel proseguire nella logica "manifestazione - contromanifestazione", nel cercare di dare segnali con una manifestazione.
L'irruzione in Consiglio comunale di una folla rabbiosa è certamente un segnale preoccupante, ma mi rifiuto di credere che gli abitanti di viale Trento siano diventati tutti razzisti, intolleranti, persone alle quali bisogna insegnare le buone maniere.
Io non ci vivo, in viale Trento, e quindi non posso sapere quali sono i veri motivi di disagio (chiamiamolo così) che spingono gli abitanti di quella zona a ribellarsi.
Quindi prima di manifestare contro il razzismo, io vorrei capire innanzi tutto se di vero razzismo stiamo parlando. Se è intolleranza o se alcuni problemi effettivamente ci sono. E se sì, quali. E cosa si potrebbe magari fare concretamente per risolverli.
Faccio un esempio.
A Bolzano abbiamo un potenziale di mediatori dei conflitti, formati in 5 appositi corsi (adesso diventati master universitari). Questo potenziale non viene (quasi) mai sfruttato per esempio per progetti di mediazione di condominio, o mediazione di quartiere. Perché il Comune non si avvale di queste risorse? Sarebbe estremamente utile ed efficiente cercare di capire cosa causa i conflitti. Se poi venisse fuori che non di conflitti si tratta ma di aperto razzismo, allora sarei in prima fila a manifestare.
Spero di aver dato un input alla discussione.
A presto
Rainer

Telfs

A Telfs, 20 km da Innsbruck, esiste una Moschea con tanto di minaretto. Ed esiste da 10 anni. Perché la Rete non organizza una visita guidata a Telfs per andare a vederla? Con pullman andata e ritorno in giornata da Bolzano?

Rainer

una riflessione

Senza sottovalutare gli squadrismi come quello dell’ irruzione in municipio, bisogna avere chiara la posta in gioco: la politica della Lega Nord e degli altri pezzi di estrema destra contro gli immigrati è un attentato al futuro nostro e dei nostri figli. Il vero pericolo non sono gli immigrati o gli islamici; il vero pericolo per la nostra società sono coloro che seminano il germe dell’odio nella gente, amplificano le paure nei cittadini , suscitano indirettamente rancori e senso di esclusione fra gli immigrati. L’ immigrazione, l’incontro fra persone, culture, religioni non è mai un pranzo di gala; bisogna affrontare questo tema epocale con ragionevolezza e consapevolezza delle grandi opportunità e delle indubbie difficoltà. Se si farà così potremo avere una società aperta, dove le differenze saranno poco percepite e comunque saranno vissute come complementari e arricchenti. Se vincerà la Lega e quello che rappresenta avremo una società divisa , rancorosa, piena di conflitti etnici, religiosi e opposti fondamentalismi. Negare per esempio a qualcuno il diritto di professare il proprio culto significa produrre nella “migliore “ delle ipotesi senso di esclusione, nella peggiore rabbia , rancore, voglia di rivalsa. E’ questo che si vuole? Forse sì, ma per chi ama la vita e vuole un futuro per la nostra società questo è inaccettabile.
Ma non basta dire questo. E’ necessario gridarlo, ma non basta. Molta della forza della Lega, della sua indubbia capacità di entrare nelle debolezze sociali che esistono, deriva anche dalla debolezza e dalla pavidità degli altri, la nostra. Prevale in molte forze politiche, sociali, intellettuali un atteggiamento di galleggiamento passivo sul tema dell’ immigrazione, la mancanza di coraggio nel dichiarare delle idee civili e nel fare delle scelte chiare. Ci si “arrangia”, per paura o per opportunismo. Così tutti i “democratici”, dalla Provincia al Comune, si affrettano a dichiarare che i luoghi di culto certo sono impossibili da negare, che tutti hanno diritto sacrosanto a pregare ma che per favore lo facciano senza farsi vedere, in qualche magazzino, in qualche deposito , senza cupole e minareti. Luogo di culto sì, moschea no. Che senso ha questo? Perchè non diciamo serenamente che per la seconda religione italiana serve un luogo di culto adeguato che si chiama moschea ( così terribile parola?) e che essa non si può trovare ovviamente nè all’ interno di un condominio, nè in un sottoscala? Io da laico sogno una città dove ci possano essere le chiese , le sinagoghe e le moschee più belle, non le catacombe.
Allo stesso modo nessun “democratico” nega che gli immigrati che vengono qui a lavorare abbiano anche il diritto ad avere un alloggio. Ma contestualmente si è succubi della destra populista e si approvano leggi provinciali dove si discriminano gli immigrati nell’ accesso all’ alloggio. Si accetta cioè la vulgata che “gli immigrati” ci rubano le case. Pura sudditanza culturale, ancora voti alla destra, quella originale.
O ancora, nessuno negherebbe ad un ragazzo immigrato nato qui il diritto di studio, anzi . Eppure vige ancora una legislazione provinciale che nega le borse di studio universitarie per i ragazzi immigrati, cioè proprio quegli “immigrati” sui quali dovremmo più “investire” per l’ inclusione sociale.
Gli esempi potrebbero continuare e il quadro si delinea: c’è una destra che investe nel breve periodo sul cinismo elettoralistico e che va comunque contrastata ; e c’è il “resto del mondo” politico , in particolare il campo del centrosinistra , che gioca sulla difensiva, senza iniziativa, fra silenzi, buone intenzioni, paure dell’ elettorato che “ non capirebbe”, incapacità di leggere il fenomeno migratorio, “mezze aperture” che lasciano tutti insoddisfatti... un disastro giocato sempre sulla difensiva e sempre “fuoricasa” , sul campo dell’ avversario.
O si ha il coraggio di ribaltare questo schema politico ma prima di tutto mentale e di assumersi la responsabilità di pensare, spiegare a viso aperto e fare una politica complessiva del fenomeno migratorio in tutti i suoi molteplici aspetti, una politica positiva e inclusiva , o in caso contrario continueremo a subire l’ egemonia culturale della Lega e lasceremo i cittadini in balia del primo populista che passa. Si può vincere o perdere, non stare inerti.

Luigi Gallo